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La cellulosa è una materia prima con richiesta crescente a livello globale. L’Italia non ne produce a sufficienza ed è costretta, per soddisfare la richiesta interna, ad importarne diversi milioni di tonnellate.

Il bambù è composto principalmente da cellulosa ed emicellulosa e ne rappresenta una fonte a crescita veloce ed abbondante. Con la sua fibra si producono la carta e tutti i suoi derivati, ed ottimi tessuti.

Attualmente solo circa il 7% della pasta di cellulosa vergine di tutto il mondo è ricavata da fonti non legnose, come bagassa, paglia e il bambù.

La diminuzione delle foreste a livello planetario e la carenza di legno ci costringe a ripensare la produzione, rivolgendoci a fonti alternative e sostenibili.

Dalla pasta di bambù si ottengono diversi tipi di pasta richiesta da mercati differenti. Le fibre macinate o raffinate possono essere convertite in pannelli fatti con un impasto di colla o cemento o in compositi polimerici rinforzati con fibre.

Le fibre sbiancate del bambù possono essere usate in miscele di cellulosa per carta da stampa e da scrittura.

Le fibre di cellulosa di bambù, altamente purificate, possono essere convertite in tessuti.

Bambù polpa e carta

Il bambù gigante è un ottimo alleato dell’ambiente perché assorbe grandi quantità di anidride carbonica, facendo da filtro per l’aria. È stato stimato che una foresta di bambù abbia una capacità di miglioramento dell’aria di gran lunga maggiore rispetto a un bosco con essenze autoctone.

Dal bambù gigante, da qualcuno definito “oro verde”, si ottiene legname con caratteristiche meccaniche pari al rovere e superiori all’abete, che può essere impiegato nell’industria automobilistica, nautica, del mobile, nell’edilizia. Dai germogli di bambù si ottiene del cibo super nutriente e di ottima qualità.

Dal bambù si ricavano delle fibre, che opportunamente lavorate in un processo di cottura con acqua e sostanza chimiche, diventano polpa.

La polpa di bambù viene essiccata, poi compattata in sfoglie o balle per la successiva distribuzione.

Dalla polpa di bambù si ricavano carta e tessuti.

L’industria cartaria italiana

È una filiera produttiva corrisponde ad un volume di affari pari a 7,4 miliardi di € (fonte Sole24ore, ed. 05/2018). In Italia la produzione di cellulosa e la coltivazione di alberi, come pioppeti storici, sono ormai marginali e le cartiere sono obbligate al ruolo di importatrici nette di questa materia prima.

Per soddisfare il fabbisogno interno, l’Italia importa da 3,5 a 4 milioni di tonnellate di cellulosa ogni anno, pari al 92% del fabbisogno nazionale (fonte Assocarta).

In ottica Green Deal i prodotti cartari derivati dalla cellulosa andranno ad acquisire nuove quote in mercati tradizionalmente legati alle plastiche

Margini e potenziali da cellulosa di bambù

Dai dati del Centro Studi di Assocarta, il valore della cellulosa è in continuo rialzo: da 1090$/ton. per le fibre vergini lunghe e 1030$/ton. per quelle corte. Ciò corrisponde ad un aumento rispettivamente del 35% e del 59% rispetto alla fine del 2016 (fonte Sole24ore).

In Cina e India si sta riducendo sempre di più la produzione di cellulosa da legno, orientandola verso il bambù, attraverso la frantumazione delle fibre interne della pianta. Viene pagato dai 1.300 ai 1.400 yuan/ton, al cambio attuale si tratta di circa 170-190€/ton.

Filiera della cellulosa di bambù

Attraverso la creazione di una nuova filiera di cellulosa sostenibile e di eco industrie, laddove possibile, sarebbe da prendere in seria considerazione la creazione di una foresta di bambù di proprietà e in prossimità degli stabilimenti.

L’Italia e l’Europa hanno una forte domanda di cellulosa e attraverso la filiera del bambù si va a rispondere a quelle esigenze in modalità ecosostenibile, oltre che dare valore al territorio su cui si pianta un bambuseto, ma che al momento hanno risposta solo con l’importazione di cellulosa da altri paesi. 

Più in generale, coltivare il bambù gigante in Italia, significa creare una nuova economia virtuosa, pulita e che possa valorizzare i terreni ed eventualmente riqualificare manodopera che con le recenti vicissitudini sanitarie ed economiche, è stata tagliata fuori dal mondo del lavoro.

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